'Enter Eyes', intervista di Paolo Battifora sul Secolo XIX.Posted By from October 27, 2009
«Credo moltissimo nell'originale idea compositiva, perchè ogni respiro, ogni parola ha il suo significato. L'ascoltatore non va distratto con inutili virtuosismi. Nel mio canto voglio andare alla radice del discorso musicale, offrendo qualcosa di sincero».
Nativa di Pontedera ma residente a Genova da due anni, Andrea Celeste presenterà domani sera sulla terrazza dello Sheraton Hotel alle 21:30, il suo nuovo cd "Enter Eyes", registrato con Andrea Pozza, pianista tra i più sensibili e poetici della scena jazzistica contemporanea cui dobbiamo il recente "Drop This Thing". Solo l'incanto di una voce e un pianoforte, nient'altro: «Andrea ed io -spiega la cantante- abbiamo voluto procedere nella direzione del minimalismo, alla ricerca del nucleo profondo di ogni canzone. Una scelta, la nostra, decisamente contro corrente in un periodo in cui abbondano invece i dichi caratterizzati dalla sovrapproduzione musicale». Vocalità calda e intensa, rigorosa e asciutta, Andrea Celeste non abbandona ogni singola nota senza prima averne indagato il mistero, coinvolgendo l'ascoltatore in un viaggio fatto di impalpabili sensazioni: piccole cose che rendono grande un disco. «Cantare non è facile come si pensi, perchè devi trovare la tua voce e il tuo stile. Io sono convinta che un duro lavoro fatto con serietà a lungo termine paghi, a dispetto del facile successo raggiunto da certi personaggi televisivi. Le cantanti che più mi hanno influenzato? Le grandi interpreti come Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Etta James mi hanno fatto capire quanto importante sia trovare se stessi». Decisamente variegata la scaletta del cd, che spazia da standard di Fats Waller e Irving Berlin a pezzi pop: «Nel disco ho cercato di unire due mondi, quello del jazz e quello del pop, che non sento assolutamente come distanti e inconciliabili. Il jazz non deve assolutamente essere messo su un piedistalllo. Sono cresciuta asoltando i Beatles e al jazz mi sono accostata da adolescente: mi piace tutta la musica, purchè sia bella». Non casuale che il cd si apra con "Blackbird", famoso brano dei Fab Four sritto contro la segregazione razziale negli Stati Uniti, e che raggiunga i suoi vertici con "All in love is fair" di Stevie Wonder, in cui Pozza, con calibrati tocchi e centellinate note, ci regala momenti di rarefatta bellezza, e con "Bridge over troubled water" di Paul Simon, dal sacrale incedere. Da segnalare che il disco sarà distribuito in Giappone, ove i jazzisti italiani stanno riscuotendo un sempre maggior successo. © Paolo Battifora - Il Secolo XIX - 22/7/2009 |
